Paolo Peviani
allaboutjazz.com (Italy):
Un Svizzero di Dublino
Dicembre 2005


John Wolf Brennan - Svizzero di Dublino
Paolo Peviani

Chiamatelo karma, chiamatele coincidenze. In fondo, sono solo modi diversi (uno determinista, l'altro fatalista) di definire la stessa cosa: accadimenti della vita di un uomo, che lo portano ad essere quello che e'.

Prendete un musicista di origine irlandese, proveniente da una famiglia di musicisti, e trapiantatelo in giovane eta' in Svizzera. Quante possibilita' ci sono che incontri un altro musicista, suo quasi coetaneo, di origini irlandesi, con genitori musicisti, e trapiantato anch'egli in Svizzera? Poche, direte voi, e avete ragione. E pero', l'incontro tra John Wolf Brennan ed il chitarrista Christy Doran e' li' pronto a smentirvi.

Prendete un pianista dalla mentalita' molto aperta. Tanto aperta da suonare addirittura la melodica. Con chi, questo pianista, stabilira' un lungo sodalizio artistico? Con un cornista russo – Arkady Shilkloper – che a sua volta collabora con un altro pianista dalla mentalita' molto aperta e che - anche lui! - fa uso abituale della melodica – Misha Alperin.

Coincidenze, karma? Fate voi. Certo e' che, come coincidenze, sono proprio strane. Ma una volta accettate, allora il percorso artistico del pianista di cui sopra (naturalmente stiamo parlando di John Wolf Brennan) diventa piu' chiaro, la sua arte piu' comprensibile, piu' naturale.

Diventa ovvio che, incontrandolo, ti racconti in un delizioso mix tra italiano e inglese dell'emozione provata il giorno prima, passando davanti alla casa di Luigi Nono. O che ti racconti di John Cage (con cui ha collaborato) e dei suoi silenzi (e non-silenzi), di Luciano Berio e di un certo patrimonio musicale che l'Italia non deve disperdere.

Oppure che, partendo dai Soft Machine, dal rock di Canterbury, si approdi a György Ligeti ed ai suoi ritmi volgari.

Che ti racconti di Jimi Hendrix (passione condivisa con il chitarrista irlandese di cui sopra), Led Zeppelin, Deep Purple, Jethro Tull, Jack Bruce, Frank Zappa, Traffic...

Ma ... non stiamo parlando con un (forse!) jazzista? E poi - altra coincidenza - queste sono anche le musiche con cui e' cresciuto il vostro cronista!

E allora abbandoniamo ogni velleita' di racconto tradizionale, magari denso di note biografiche e/o discografiche che potrete trovare su innumerevoli siti internet (a proposito, quello di Brennan e' www.brennan.ch). Andiamo per frammenti, per istanti, per ispirazione. Che, forse, e' il modo piu' trasparente, piu' corretto, per catturare (ammesso che ci si riesca) la musica di Brennan. Una musica poliedrica, multiforme, multikulti (ah! Don Cherry!), autenticamente creativa, aperta, ironica, sincera.

Gia', la sincerita'. In tempi in cui il deja' vu, la marketta, sembrano essere la forma di riferimento di buona parte della produzione discografica jazzistica, Brennan tiene ancora questo valore in grande considerazione. La musica deve essere divertente, godibile. Quelli della mia generazione sono cresciuti con il rock ... Abbiamo tutti suonato rock ... Non possiamo poi salire sul palco ed avere un atteggiamento serioso (mima l'atteggiamento di un pianista con la puzza sotto il naso) ... Ne' possiamo avere un atteggiamento di chiusura nei confronti degli altri generi musicali ... Non sarebbe sincero, non sarebbe onesto ... A proposito, qual e' la musica che preferisci?

E cosi' i ruoli sono completamente ribaltati. E' il musicista ad intervistare il giornalista. E si finisce per parlare (finalmente? purtroppo?) di John Coltrane, Ornette Coleman, Weather Report, Miles Davis. Ambiti piu' familiari al jazzofilo, ma anche un po' restrittivi quando si dialoga con un soggetto poliedrico come Brennan.

Uno che usa termini come Comprovisation, estasi calcolata, suoni scolpiti.

Uno che riesce a trovare punti di contatto tra la Svizzera e l'Irlanda. Ci sono arrivato quando avevo sette anni, non e' stata una mia scelta. Ma in Svizzera sto molto bene. E' in posizione centrale, molto ben collegata con i paesi confinanti, e le musiche creative ricevono molta attenzione ... E con l'Irlanda ci sono delle radici celtiche comuni ... Essendo un musicista, cerco sempre di trovare elementi di unione, piuttosto che di divergenza.

Uno che alterna pedali sul synth ad un tocco asciutto e delizioso sul pianoforte, tra cluster alla Cecil Taylor ed arpeggi romantici.

Uno che ha studiato con Ennio Morricone, che ha scritto brani dedicati a Fellini, Hitchcock, Kubrick, Bunuel, Truffaut, Chaplin, che ama la letteratura, che adora l'archeologia.

Uno che, in una intervista rilasciata ad AAJ nel 2000, per definire la musica del suo gruppo Pago Libre diceva: hanno le sonorita' e la liberta' d'azione del Kronos Quartet, combinata con quella dei Charms of the Night Sky di Dave Douglas; tuttavia voglio sottolineare che noi questo discorso di 'jazz da camera' l'avevamo iniziato piu' di un decennio fa. Tutto assolutamente vero, e scusate se e' poco.

Uno che, di suo, non usa praticamente mai la parola jazz, preferendogli piuttosto (e a ragione!) altre espressioni quali musica creativa, musica contemporanea, musica improvvisata, oppure una sintesi di tutto cio' (advanced creative improvised contemporary music)

Insomma, piu' si cerca di approfondire, e piu' ci si accorge che c'e' sempre un quid che sfugge. E allora - ammesso che quanto esposto poco sopra non vi abbia inorridito ma, piuttosto, incuriosito - non ci resta che darvi qualche dritta sulle ultime uscite discografiche di questo meraviglioso musicista.

Nel 2004 e' uscito per la Leo Records Triangulation, realizzato in compagnia dell'altro svizzero d'Irlanda Christy Doran, e dello sciamano francese Patrice Heral. Peraltro, Brennan aveva realizzato un album con Doran gia' nel 1988 (Henceforward), anche se pubblicato solo nel 1995. E visto che stiamo parlando di Christy Doran e poc'anzi abbiamo parlato di Jimi Hendrix, vi segnaliamo anche un album in cui Brennan non c'e', ma che ci e' piaciuto molto: Jimi (Challenge Records), album a firma di Christy Doran e realizzato con Kim Clarke, Fredy Studer, Erika Stucky.

Di recentissima pubblicazione, sono invece due album assolutamente impedibili per chi ama la musica di Brennan (e forse anche per chi la vuole conoscere):

I.N.I.T.I.A.L.S. - Sources Along The Songlines (1979 - 1991), uscito per la Creative Works Records, ovvero una raccolta di brani realizzati da Brennan quando ancora era "agli esordi". Un doppio album, ventinove brani per ventinove musicisti (non si tratta di ventinove duetti. E' - ancora! - una pura coincidenza), che raccoglie dodici anni di musica. Dal duo al sonetto, dagli echi irlandesi al free. Registrato non sempre in modo impeccabile, ma essenziale per comprendere l'evoluzione del pianista.

Stepping Out (Leo Records), realizzato con i Pago Libre (Arkady Shilkloper, Tscho Theissing, Georg Breinschmid). Quinto album di questo straordinario quartetto dal sound al tempo stesso cameristico ed orchestrale. Come sempre gli orizzonti su cui si muove il gruppo sono innumerevoli. Dal jazz, al folk, alla classica contemporanea, con un'apertura mentale che ha dell'incredibile ed una padronanza tecnica, una precisione esecutiva, semplicemente disarmante.

In chiusura, una tirata d'orecchie agli organizzatori degli innumerevoli festival e rassegne che affollano la penisola e che quasi mai hanno Brennan sul palco. Il jazz e' ricco di tesori nascosti ma questo, ne siamo convinti, merita di essere scoperto (ammesso che si possa dire cosi' di un musicista all'estero molto attivo e pluri-premiato) e portato anche al pubblico italiano. Preferirgli i soliti noti, o i vari markettari che affollano i nostri festival, non c'entra nulla ne' con il karma ne' con le coincidenze. E' piu' semplicemente un delitto di lesa maesta' nei confronti della Musica.

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